mercoledì 19 febbraio 2020

Maboroshi Panty


Ormai lo avrete capito che adoro Go Nagai, d'altronde è un punto di riferimento per la mia generazione ed il primo manga che lessi fu proprio il suo "Devilman" pubblicato nel '91 dalla Granata Press. Non solo ha creato personaggi carismatici e specifici generi narrativi ma nella sua carriera ha spaziato con naturalezza dai fumetti più truci a quelli più comici e strampalati.
Come già può suggerire il titolo è in questa categoria che rientra questo fumetto del 1982.
Maboroshi Panty
Uno dei nemici dell'eroina
L'istituto Crimine è una scuola famosa sia per l'alto tasso di studenti ammessi all'università di Tokyio sia per i crimini che si consumano all'interno dell'istituto, per aiutare il padre, capo della polizia interna della scuola, Susumi Fuji decide di denudarsi per amore della giustizia e mascherarsi con un paio di mutandine diventando Maboroshi Panty, le Mutandine dell'Illusione. I vari avversari della nostra eroina sono tutti ispirati a personaggi di altri fumetti degli anni '70 e primi '80 in versione comica demenziale alcuni conosciuti anche in Italia, come Sanpei e Kappei/Gigi la trottola, ed altri completamente inediti da noi.

Ora immagino che ad alcuni verrà subito da dire “Ma questo è Kekko Kamen!”, ed in effetti ci somiglia moltissimo ma ci sono delle sostanziali differenze. Per prima cosa gli avversari di Maboroshi Panty sono studenti e per quanto possa suonare strano è un manga molto più infantile di “Kekko Kamen” sia come tratto utilizzato sia come stile di narrazione, non a caso il primo mistero che sarà chiamata a risolvere la nostra eroina riguarda... la cacca! Ed alcuni personaggi maschili usano il proprio pene come arma, uno di essi sfrutta il prepuzio come una specie di frusta...
Usi creativi per il prepuzio
Una figura minacciosa incombe su Susumi
Comunque scopriremo che la storia si svolge nello stesso mondo di Kekko Kamen e la stessa Susumi dichiarerà di essersi ispirata a lei per iniziare la sua crociata di nudità a favore della giustizia, sappiamo che a Nagai piace giocare con i suoi personaggi e cede facilmente all'auto-celebrazione.
Il fumetto è stato pubblicato in Italia dalla Hikari in tre volumi, purtroppo mancano degli articoli che spieghino nel dettaglio le serie che l'autore parodia limitandosi a semplici note con informazioni essenziali come titolo, nome originale del personaggio e la traduzione del significato con cui è chiamato nel fumetto.
Una misteriosa figura
“Maboroshi Panty”è uno dei fumetti più leggeri e demenziali del Maestro Nagai al punto che non credo si possa nemmeno definire “opera minore”, per quanto abbia creato un personaggio che comunque è divenuto noto fra gli appassionati resta un fumetto che definirei “riempitivo”, di quelli che venivano realizzati per oneri contrattuali o divertimento. Ma ritengo sia comunque interessante vedere i vari aspetti di un autore di quei tempi quando, diversamente dall'impostazione del mercato editoriale odierno, questi realizzava più di un fumetto nella sua carriera portandoli avanti contemporaneamente sottoponendosi a ritmi di lavoro serratissimi.

Nel terzo volume è contenuta una storia auto-conclusiva in tre parti dal titolo “Super Meow”, sempre sul genere comico demenziale che fa parte di quei fumetti “riempitivi” che dicevo poco sopra. Uno yokai gatto un po' porcello difende la ragazza che lo ha accolto in casa, e con cui ci fa il bagno e lo coccola stringendolo al seno, da maniaci ed altre minacce diventando l'eroe Super Meow.

mercoledì 12 febbraio 2020

Gorgeous Irene


Questo volume raccoglie le “vecchie” storie brevi del Maestro Araki apparse negli anni '80 prima che iniziasse la serializzazione di Jojo, pubblicato in Giappone nel 1987 da noi è arrivato per la prima volta nel 2001 per la Star Comics ed è sempre la casa editrice di Perugia che lo ripropone in questa nuova edizione nel 2019 realizzata in occasione della presenza dell'autore a Lucca Comics & Games con nuove traduzioni ed onomatopee non adattate.
I due pistoleri protagonisti
di "Poker Armato"
La raccolta contiene la storia d'esordio di Araki “Poker armato”, un western basato fra una partita a poker tra due criminali tanto abili con la pistola che come giocatori d'azzardo. Pubblicata nel 1981 su Shonen Jump come vincitrice di un concorso il tratto è ad un livello embrionale e grezzo ma la storia è costruita bene sebbene ci fossero dei limiti dovuti all'inesperienza ed anche al fatto che il Maestro era autodidatta e, contrariamente al percorso di ogni esordiente del tempo, non aveva lavorato come assistente presso un mangaka che gli insegnasse il mestiere. Si nota fin da subito la sua passione per la cultura occidentale che sarà la sua influenza principale anche per i lavori futuri, infatti il suo lavoro successivo, del 1982, sarà un altro western autoconclusivo dal titolo “Outlaw Man”. Purtroppo le tavole originali sono andate perdute e sono state usate delle scansioni della pubblicazione originale su rivista, il risultato non è dei migliori ma era un tassello mancante delle pubblicazioni dell'autore che meritava di essere pubblicato nel nostro paese.
A dare il titolo al volume però è la protagonista di due storie realizzate poco dopo “Baoh” pubblicate nel 1985 e 1986, è stata la prima, e per un certo periodo di tempo l'unica, eroina di Araki che al tempo sosteneva di non essere molto portato a disegnare personaggi femminili. Ed è anche una maghetta.
Irene

Criminale degna
 di Panther Claw
Avete letto bene. Irene è una sedicenne capace di trasformarsi in una giovane donna con movenze sensuali ed un fisico procace che risalta strizzandosi nei suoi vestiti di ragazzina, è evidente l'ispirazione alla Cutey Honey di Nagai e proprio come quelle della celebre eroina le nemiche sono donnone crudeli grottesche ed a tratti mostruose con abilità bizzarre (vi aspettavate altro?), come una terza mano o una gomma da masticare che diventa una lama affilata come un rasoio. La cosa interessante è che per trasformarsi o combattere la protagonista non usa strumenti fantascientifici o la magia bensì l'ipnosi realizzandola con lo sguardo ed i movimenti di tutto il corpo, ed è con la suggestione che s'impone con il makeup a “convincersi” a trasformarsi assumendo vari aspetti compresi quello di una vecchia o cambiare etnia.
Questo personaggio mi è piaciuto tantissimo, sarà che adoro Cutey Honey e le maghette guerriere, sarà quel pizzico di malizia nelle movenze della protagonista ma è un vero peccato non abbia ricevuto più attenzione dal suo creatore che si è limitato a due soli episodi. Mi piacerebbe vedere Araki riprenderla con una serie più lunga, magari anche di soli episodi autoconclusivi pubblicati di tanto in tanto, ed inoltre sarebbe materiale per una bella serie animata.
Delle altre storie contenute nel volume “Salutami Virginia” del 1981 è un thriller fantascientifico, unica di questo genere dell'autore, che vede due astronauti, i soli membri dell'equipaggio di una nave da trasporto, obbligati ad un gioco mortale da una figura misteriosa. Storiella carina ma molto semplice con il tipico colpo di scena finale, ed anche qui lo stile del Maestro è ancora molto acerbo sebbene si differenzi da quello usato in “Poker Armato”.

"Salutami Virginia"
L'ultima è a tutti gli effetti il pilota di Magical B.T, pubblicata nel 1982 ha per protagonista un ragazzino delle medie molto abile con i giochi di prestigio ma con un carattere decisamente altezzoso che segue una sua morale personale, il suo migliore amico Koichi, narratore della storia, lo descrive come una mente criminale. B.T., Koichi ci spiega che sono le iniziali poiché il nome non può essere rivelato, risolve un caso di omicidio con la sua abilità per salvare dalle accuse Fuyuko, ragazza più grande di cui è innamorato non corrisposto. Visto il successo di pubblico Araki gli dedicherà una serie di avventure raccolte in un volume e vi parlerò più nel dettaglio in quella recensione.
La nuova edizione è arricchita da una nuova copertina ed un'immagine della protagonista realizzate ex-novo, qualche paginetta a colori e delle informazioni sulle storie con commenti e ricordi di Araki.

mercoledì 5 febbraio 2020

Baoh


Pubblicato nel 1984 su Shonen Jump della Shuesiha “Baoh” non è solo il primo fumetto di Araki serializzato con regolarità ma anche quello che l'ha reso noto al pubblico, la storia era originale ed innovativa essendo uno dei primi manga in cui viene usata la paura della manipolazione genetica e della bioingegneria, parole che al tempo stavano diventando più note. Ispirandosi, se pur in forma blanda, al genere del Body Horror che stava nascendo in quegli anni grazie a registi come David Cronenberg ora la armi erano vive e fatte di carne.
Il baoh
Hikuro e Sumire
L'organizzazione criminale Dres effettua ricerche ed esperimenti di vario tipo, dai sensitivi ad armi biologiche utilizzando cavie animali ed umane tutto si svolge nella più assoluta segretezza. Fra questi esperimenti spicca il Baoh, un parassita vermiforme in grado di fornire capacità combattive all'ospite
quando è in pericolo di vita. Come nel più classico dei casi la cavia umana, il diciassettenne Yukuro Hashizawa, riesce a fuggire assieme ad una sensitiva di nove anni di nome Sumire e l'organizzazione inizia a cacciarli per eliminarli e coprire le loro tracce. La storia è un classico shonen in cui Hikuro e Sumire affrontano combattimenti contro sicari e nemici con una certa attenzione allo splatter, e fin qui non c'era un
granché d'innovativo visto che teste mozzate e sangue era un po' il segno di distinzione di quegli anni per manga ed anime.
Un po' di sano splatter
Il vero colpo di genio era come si attivavano i poteri del protagonista.
Araki mette tutto sul piano scientifico dando una spiegazione ben precisa per quanto fantasiosa, quando l'ospite è in pericolo di vita ed aumenta l'adrenalina il parassita ne prende il controllo aumentandone le prestazioni fisiche spegnendone i sensi e rimanendo cosciente sul mondo esterno solo attraverso un sensore sulla fronte. Le armi sono tutte prodotte dal corpo sfruttando reazioni
Baoh in tutto il suo
splendore
fisiologiche e chimiche, per esempio i capelli possono essere induriti e sparati contro il nemico come dardi che prendono fuoco una volta che vi si sono conficcati e le caratteristiche lame sugli avambracci, vero segno distintivo di Baoh, sono create dal processo d'indurimento dell'epidermide che la metamorfosi rende più spessa e resistente.

Walken
Lo stile è già riconoscibile con quello delle prime due serie di “Jojo”, seppure avrà modo di maturare un po' si notano già degli elementi caratteristici del
Maestro come le pose stravaganti, anche se ben lontane dalle odierne Jojopose, e personaggi grotteschi come nemici.
“Baoh” è stato uno dei primi manga pubblicati dalla Viz Comics in America negli anni '90 e di conseguenza in Italia da Granata Press, che spesso acquisiva i diritti da loro per i fumetti, editandolo ad episodi su Zero dal numero due al tredici, nonostante fosse messo in ombra da “Ken il Guerriero”, contro il quale al tempo nessuno aveva possibilità, e da “Xenon”, disegnato con uno stile più gradevole, riuscì ad ottenere un certo successo ed affezionati lettori.
La Star Comics lo ripubblicò in tre numeri su Action, la collana che ospitava mensilmente le avventure generazionali di “Jojo”, con il senso di lettura originale nel 2001 ed ora, dopo quasi vent'anni, lo ripropongono alle nuove generazioni di lettori in un unico volume della serie “Il Bizzarro universo di Hirohiko Araki” in un formato più grande con nuove traduzioni, onomatopee non adattate e con un intervento dell'autore che racconta dettagli e ricordi legati alla realizzazione.

mercoledì 29 gennaio 2020

Una stanza piena di gente


È il 1977 quando nel campus della Ohio State University di Columbus sotto la minaccia di un'arma tre studentesse vengono sequestrate, derubate e violentate. La collaborazione fra polizia del campus e la Squadra Violenze Sessuali della polizia conduce a William Milligan, ventiduenne con qualche precedente rilasciato in libertà vigilata sei mesi prima identificato grazie a delle impronte parziali di dita e del palmo sulla portiera dell'auto della terza vittima. Ottenuto il mandato procedettero con l'arresto, nel suo appartamento oltre ad una pistola trovarono delle pagine strappate dalle agendine telefoniche delle vittime e per tutto il tempo Milligan tenne un comportamento quasi inebetito farfugliando fra se e se dichiarando di non ricordare quello che ha fatto.
William Milligan

Non di essere innocente, di non ricordare.
Continuò a ripeterlo in centrale ed a comportarsi in modo strano, quando lo trasferirono alla prigione mentre era sul furgone riuscì a sfilarsi le manette per poi mostrare autentica paura verso gli agenti uomini al punto di nascondersi tremante come un bambino dietro ad una poliziotta quando cercarono di prendergli le impronte. Ancora spaventato incontrò il suo avvocato d'ufficio Gary Schweickart e con aria imbarazzata e schiva gli chiese se poteva essere seguito da una donna, dopo averlo rassicurato l'uomo gli raccomandò di non parlare con nessuno fino a quando non avrebbero avuto l'incontro ufficiale fra qualche giorno e tornato in ufficio affidò il caso alla collega Judy Stevenson. Lo avrebbero seguito insieme. Durante i colloqui la Stevenson si accorse che sembrava di parlare con persone diverse, a volte Milligan era schivo con uno sguardo sfuggente e le spalle curve ed altre espansivo ed acuto con una postura dritta e sicura. Questo comportamento unito a tre tentativi di suicidio spinse gli avvocati a chiedere una perizia psichiatrica per tentare la carta dell'infermità mentale, fu durante una seduta con la psichiatra dell'accusa Dorothy Turner, che doveva verificare il referto dei medici della difesa, che emerse la verità: in Milligan coesistevano altre personalità, ognuna con la sua età, abilità e ruolo che si alternavano alla guida della coscienza. Prima di arrivare al processo ne sarebbero emerse dieci.
Sembra la trama di un thriller psicologico ed invece è la realtà, il caso di William “Billy” Milligan fu il primo nella storia degli Stati Uniti in cui la personalità multipla venne riconosciuta come malattia mentale, con questa diagnosi Milligan venne dichiarato innocente per infermità mentale per i casi di stupro e ricoverato presso l'Athens Mental Health Center.
Autore della biografia è Daniel Keyes, scrittore e laureato in psicologia racconta la storia in collaborazione con Milligan ricostruendone la vita con dovizia di particolari tramite documenti ed interviste, l'accordo fra i due prevedeva che ogni persona e luogo fossero riportati con i nomi veri fatta eccezione per le vittime dello stupro, altri malati mentali e i complici dei suoi reati passati che non erano stati incriminati.
Il libro si apre con un elenco dettagliato di tutte le personalità, fondamentale durante la lettura. Fra queste spiccano Arthur, un inglese freddo e calcolatore che si diletta nello studio di biologia e medicina, ed il serbo Ragen, che parla con un forte accento ed esperto di armi ed arti marziali. I due si dividono il “controllo” della coscienza a seconda dell'ambiente in cui si trovano, Arthur domina in quelli normali e Ragen in quelli ostili. E durante la terapia all'Athens Mental Health Center emersero altre tredici personalità raggiungendone così ventitré. Fra le varie personalità esisteva un patto di sincerità e collaborazione per poter sopravvivere, impararono presto a rispondere tutti al nome di “Billy”per non essere giudicati pazzi e l'onestà era indispensabile poiché quando una assumeva il controllo della coscienza le altre potevano essere tagliate fuori e soffrire di vuoti di memoria più o meno lunghi. Fu quando alcune di queste non rispettarono le regole concordate che Arthur, in accordo con gli altri, le inibì tacciandole come indesiderabili.
È facile credere che potesse essere una messa in scena per evitare il carcere e rimane un certo legittimo scetticismo, però tenete presente che per orchestrare una cosa così contorta si deve essere molto intelligenti non solo per ingannare psicologi e psichiatri ma anche per ricordare tutti i dettagli delle varie personalità. Non solo il modo di parlare ma anche gli accenti, Arthur per esempio aveva un forte accento inglese, le posture e le abilità di ognuna di loro, come le conoscenze di elettronica e l'abilità di escapista di Allen, personalità che più spesso interagisce con l'esterno. Se fosse stato un simile genio Milligan non sarebbe stato arrestato così facilmente, e diciamoci la verità: sarebbe stato molto più credibile se avesse finto in modo più contenuto.
Comunque sarete voi a giudicare se si tratti di finzione oppure no quando leggerete la biografia, pubblicata da noi dalla Editrice Nord e se credete di trovarvi di fronte ad una noiosa raccolta di interviste e documenti vi sbagliate poiché l'autore ha mantenuto un ritmo degno dei migliori romanzi.


mercoledì 22 gennaio 2020

Kekko Kamen


Guardando fumetti o animazione giapponese sembra che la scuola in quel paese sia un posto idilliaco, con club extrascolastici e la maggioranza dei professori competenti ed interessati al bene degli studenti. Ovviamente sappiamo tutti benissimo che in realtà non è così, il sistema scolastico è strutturato a caste chiuse al punto che frequentare una data scuola elementare può determinare l'ingresso o la preclusione ad un'università di prestigio ed uno studente ha il dovere di studiare ed ottenere buoni risultati. Questo rigore non può non ispirare gli autori più smaliziati a satirizzare un'istituzione così seria, estremizzandone e distorcendone gli aspetti fino al grottesco e al ridicolo esattamente come fa Go Nagai in questo fumetto del 1974 diventato, incredibilmente, uno dei suoi lavori più conosciuti in patria. Da noi è stato pubblicato due volte, una prima edizione nel 2007 della D-Visual, in tre volumetti, e nel 2017 dalla J-Pop, sempre in tre volumetti, che ormai da anni si occupa della pubblicazione di tutti o quasi i fumetti di Nagai.
Mayumi torturata dai professori
Kekko Kamen in tutto il suo fulgido splendore
L'Istituto Sparta è una prestigiosa scuola privata cui solo gli studenti più meritevoli del Giappone vengono ammessi, agli alunni non è concessa nessuna distrazione e nessun contatto con l'esterno fino al diploma. Arroccata sulle montagne agli studenti non è concesso nemmeno tornare o anche solo chiamare casa. Essendo la crema della crema che formerà la futura classe dirigente del paese i ragazzi devono obbedire ad un ferrea disciplina: studiare sette giorni su sette, ottenere almeno un 90/100 negli esami settimanali, rispettare il corpo docente. Se sgarrano, o anche osano rispondere ai professori, vengono puniti dagli insegnati ed è proprio in questi casi che si svela la realtà dietro la facciata di rispettabilità. Le “punizioni” sono delle vere e proprie torture fisiche e psicologiche inflitte da docenti che non esitano ad abusare del loro ruolo per il puro divertimento di umiliare e sfogare i propri bassi istinti, soprattutto con le studentesse, creando un clima di terrore nell'istituto. Una notte, durante le sevizie alla povera e sensibile Mayumi Takahashi, accompagnata dalla sua canzone personale una misteriosa paladina la salva dalla grinfie dei crudeli professori e scompare misteriosamente come è apparsa. É Kekko Kamen che nasconde il viso ma non il corpo per affrancare gli studenti dai soprusi, dimenticando vergogna e pudore per amore della giustizia!
Sì, suona ridicolo, ma è così.
Unghia del Piede di Satana
Per non perdere l'autorità sugli studenti e scoprire chi si cela dietro la maschera dell'irriverente paladina il preside Unghia del Piede di Satana in ogni capitolo sguinzaglia i suoi sgherri contro una sospetta, che può essere sia una studentessa come nel caso di Chigusa Yuka o perfino un'insegnate come Keiko Natsuwata (ed addirittura lo studente Koichi Date!) e l'attirano in trappola prendendo in ostaggio la sopracitata Mayumi. Ovviamente il nemico di turno, un professore o un mercenario o anche uno studente, vede i suoi piani e le sue teorie frantumarsi dall'intervento dell'eroina che puntualmente, sempre accompagnata dalla sua canzone, salva la situazione e le ostaggi nella più classica e collaudata impostazione di una puntata televisiva.
Koichi Date
Con il suo tratto graffiante e caricaturale Nagai riempie il fumetto di svariate gag sessuali, come potete facilmente immaginare. Dalle ostentate nudità femminili che allupano ogni maschio, represso al punto di eccitarsi per un semplice seno al principale attacco con il quale l'eroina stende i suoi nemici, un attacco che sfrutta al massimo le sue nudità. Come ho detto in apertura il fumetto è stato editato per la prima volta in Giappone nel 1974, anni in cui erano ancora evidenti i segni dei moti studenteschi e Go Nagai dissacra la scuola nipponica, come con il suo precedente “Harenshi Gakuen” (Scuola senza pudore), con un corpo docente arrogante e borioso con chiunque ritengano loro inferiore ma, contemporaneamente, servizievole ed umile con i superiori, composto da insegnati frivoli, frustrati e libidinosi che invece di
Il letale attacco finale di Kekko Kamen 
formare gli alunni ne riversano sopra le frustrazioni. Critica il sistema educativo nipponico che spinge gli studenti a vivere in funzione dello studio sottoponendo i ragazzi ad un grandissimo stress, stress che sovente alcuni non sono in grado di reggere ed arrivano al suicidio. Non fraintendetemi: è e resta un fumetto comico demenziale! Bisogna però tenere presente queste premesse prima di giudicarlo, comprendendo il senso dell'ambientazione e la satira di una cultura che negli anni non è mai andata migliorando, semmai il contrario. Ed a proposito di giudicare sento già persone che criticano lo stile di Nagai, soprattutto chi non è interessato a questa tipologia di fumetti, ma è l'ideale per le storie che racconta: incisivo, graffiante e senza compromessi. Riconosco che è effettivamente semplice, ma fra “semplice” e “povero”, oppure “anonimo”, c'è una grande differenza e basta osservare vari fumetti nipponici di oggi per rendersene conto!
Un'alleata di Kekko Kamen ispirata
ad una celebre eroina di Tezuka
Non pago di dissacrare un'istituzione come la scuola Nagai prende di mira celebri personaggi di telefilm e fumetti degli anni 50-60, in alcuni casi conosciuti solo in parte ed in altri del tutto estranei al pubblico italiano, con citazioni/parodie gli inserisce come nemici della nostra eroina. I nomi sono giochi di parole che parodiano
Un volto familiare
l'originale richiamandoli tramite assonanze o riferimenti caratteristici, in fase di traduzione e adattamento sono stati inevitabilmente stravolti per poterli rendere nella nostra lingua ma in fondo ad ogni volumetto ci sono delle utilissime note che fungono da “chi è chi” con tanto di spiegazioni dei giochi di parole. Kekko Kamen stessa richiama il protagonista del telefilm degli anni '50 “Gekko Kamen”, uno dei più celebri eroi della televisione giapponese. Da noi arrivò la versione animata ed il nome significa “Maschera del riflesso lunare” ma basta sostituire una “g” con una “k” per ottenere “kekko”, parola che rappresenta l'eccitazione sessuale, ed il preside è una parodia di Unghia di Satana, nemico del valoroso eroe.

Come potete immaginare gli adattamenti delle due edizioni sono differenti, per farvi un esempio i guerrieri cyborg della serie “Cyborg 009” del Maestro Ishinomori diventano con un gioco di parole intraducibile il “reparto sartoria 009”, la D-Visual lo adattò come “le sarte 009” e la J-Pop con un tocco di fantasia in più “sart-borg 009”. La J-Pop non utilizza mai il nomignolo italiano di “libidinosa mascherata” come faceva la D-Visual e quando l'eroina appare l'esclamazione da “libidine!” diventa “che corpo!”, giustamente hanno differenziato il linguaggio altrimenti sarebbe sembrato che si fossero limitati a sfruttare il lavoro di altri professionisti.
Kekko Kamen ha avuto un tale successo che Nagai l'ha sfruttata nei suoi fumetti in altre occasioni, in “Cutey Honey '90” (da noi inedita al momento) un'attrice che la impersona in un film viene assalita da Phanter Claw e in “Violence Jack” due ragazze impersonano l'eroina mascherata e il terribile preside in uno spettacolino sexy in uno dei locali del Kanto. È inoltre protagonista di ben nove film dal vivo, tre dei quali con protagonista la bella Maria Ozawa, fra il 1991 ed il 2007.

mercoledì 15 gennaio 2020

Near Death


Immaginate di vivere un'esperienza di “quasi morte” e vediate l'aldilà, come reagireste tornati alla realtà?
Ecco, questo succede a Markham, un abile sicario che non ha mai fallito un incarico fino alla notte in cui viene gravemente ferito in una sparatoria. Nonostante non sia credente in lui si fa strada la paura e cambia vita, decide di non uccidere più e soprattutto di aiutare e salvare quante più persone possibile per compensare quelle che ha ucciso.

mercoledì 8 gennaio 2020

Cutie Honey - The origin


Credo che ormai Cutie Honey non abbia bisogno di presentazioni, d'altronde la ragazza è in giro dal 1973 ed al suo attivo ha serie televisive animate e live action, serie di OAV ed anche un film con attori in carne ed ossa.
Honey è stata la prima.
La prima maghetta guerriera. La prima cosplayer.