mercoledì 27 maggio 2026

Oscar Wilde raccontato da Topolino

 


Come lascia intendere il titolo in questo volumetto sono raccolte le parodie ispirate al lavoro di Oscar Wilde, celebre scrittore e drammaturgo del periodo vittoriano.
In “Il fantasma di Canterville” invece di un politico ad acquistare il castello infestato è un ricco papero

d'affari americano interpretato da Paperone che vi si trasferisce con la famiglia, la moglie è impersonata
da Brigitta, che almeno in una storia immaginaria riesce a coronare il suo sogno di sposare il vecchio taccagno, mentre i gemelli diventano tre e sono Qui, Quo e Qua. A ricoprire il ruolo di Virginia non abbiamo Paperina, come ci si potrebbe aspettare visto che abbiamo Paperino in quello del fantasma, bensì Paperetta Yè-Yè, adolescente dinamica e vivace creata da Romano Scarpa negli anni sessanta. A parte qualche scena e personaggi tagliati la storia è molto simile all'originale, d'altronde si tratta sempre di una commedia, con il piccolo cambiamento di trasformare una macchia di sangue in zuppa di pomodoro. Personalmente è quella che preferisco fra le storie proposte.

“L'importanza di chiamarsi Paperernesto” è ispirata alla commedia teatrale scritta da Wilde a fine '800 “L'importanza di chiamarsi Ernesto” ed anche in questo caso troviamo come protagonisti i membri della

famiglia dei paperi, presentati nella prima pagina sul palco di un teatro con tanto di pubblico. Il protagonista è sempre Paperino, indebitato fino al collo per sfuggire ai creditori si rifugia spesso a Londra, per non far preoccupare la nonna, che vive in una fattoria in campagna con la sua giovane cugina Cecilietta, le dice che è ospite del suo caro amico Paperernesto ma in realtà è solo il nome che usa lui stesso in città. Come nella commedia originale il nome è il centro di tutti gli eventi, Paperino è innamorato di Paperolina, impersonata da Paperina, che ne ricambia i sentimenti perché ispirata dalla sicurezza che le da il nome Paperernesto esattamente come Cecilietta che s'innamora per gli stessi motivi di Agenore, amico londinese di Paperino e che crede essere proprio Paperernesto. La storia viene un po' semplificata rispetto all'originale e privata dell'aspetto parodistico legato alla società inglese del tempo, gli autori si concentrano sull'aspetto comico creando una storia molto divertente e piacevole.

A chiudere la raccolta è “Il ritratto di Zio Paperone” e dal titolo si capisce subito che è ispirato al celebre “Il ritratto di Dorian Grey”, in questo caso però non la considererei una parodia. Per esserlo i personaggi devono essere messi in quella ambientazione con un cambiamento del nome, questa invece è ambientata ai giorni nostri con unico riferimento nel nome del pittore che realizza il ritratto di Paperone, che si chiama Grey. Qui abbiamo un Paperone estremamente incattivito con il mondo, i lettori più attempati ricorderanno sicuramente questo aspetto estremamente negativo del personaggio in alcune vecchie storie, al punto che litiga con tutti i parenti ed anche il fedele Battista lo abbandona. Vedendo il ritratto che assume fattezze crudeli si spaventa e decide di rimediare ai suoi errori, ovviamente i toni non potevano essere come nel romanzo ma così assomiglia più ad una storia di redenzione che si può associare al Natale piuttosto che al classico di Wilde.

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