Era da tanto che non parlavo di un romanzo di Donato Carrisi, pubblicato nel 2015 non lo considero propriamente un thriller, aspetto che appare solo nella parte finale.
Nella cittadina alpina Avechot, un po' isolata, il 23 dicembre sparisce la sedicenne Anna Lou Kastner, le autorità locali scartano l'idea di una fuga adolescenziale e si inizia a ritenere che sia stata rapita. Ad occuparsi della ricerca arriva l'agente speciale Vogel, dai comportamenti eccentrici è noto al grande pubblico per occuparsi di casi di alto profilo, oltre che famoso per numerosi interventi in programmi televisivi che parlano di crimini. Riesce ad ottenere risorse e uomini per le indagini sfruttando il coinvolgimento dei media, ben presto però tutta la vicenda diventa un vero e proprio circo mediatico. Ed è proprio questo il fulcro di tutto il romanzo, i media realizzano servizi su servizi con la speranza di trovare qualche dettaglio sordido da dare in pasto ad un pubblico affamato di notizie, la cittadina si vede ben presto invasa non solo da giornalisti ma anche di gente venuta a curiosare, intere famiglie con bambini in una sorta di pellegrinaggio del dolore ma anche per sentirsi partecipi a quella disgrazia che coinvolge degli sconosciuti ma che serve per poter dire “io c'ero”. Tutti assetati di giustizia e di trovare un colpevole al punto che le sorti della ragazza non sembrano più importare. Ed in questo spettacolo Vogel ci sguazza, stringe accordi con giornalisti passando informazioni spacciandole come fughe di notizie per ottenere la luce della ribalta, fama e prestigio. Anche se dimostra un certo interesse nello scoprire il colpevole a muoverlo è proprio la sete di notorietà, dopo aver peso credibilità con la mala gestione di un caso precedente.
Per quanto mi riguarda ho trovato il finale troppo “buono” rispetto a come me lo ero immaginato, visto l'approccio decisamente cinico della narrazione.
“La ragazza nella nebbia” non è collegato a nessuno dei cicli più famosi dell'autore, anche se i lettori più attenti potranno trovare un collegamento a riprova che le storie si svolgono in un unico universo narrativo.
Nel 2017 ne è stato tratto un film omonimo, scritto e diretto dallo stesso Carrisi, con Jean Reno e Toni Servillo.

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