Ho sempre sentito parlare molto bene della qualità del lavoro di Ram V ma non mi ero ancora procurato niente fino a quando in libreria mi è capitato fra le mani questo volume che raccoglie la miniserie di cinque numeri, realizzata insieme all'illustratore Evan Cagle ed originariamente pubblicato dalla Dark
Horse.In un lontano futuro la Terra è
impegnata in un conflitto contro i Tetza, gigantesche creature che
arrivano tramite un misterioso portale aperto in Guatemala un secolo
prima, per limitarne gli spostamenti viene costruito un Muro per
tenerli all'interno e combatterli con robot giganti chiamati Iron
King, costruiti da multinazionali. Anita Marr è la pilota più
famosa e viene scelta per pilotare il nuovo prototipo Dawnrunner,
quando si connette al sistema viene investita dalle immagini di una
vita precedente, un uomo che cerca i propri figli dopo uno dei primi
attacchi dei Tetza e rimane così colpita da questa esperienza al
punto che cercherà di connettersi di nuovo con quella coscienza
arrivando a conversarci sentendo verso di lui una profonda affinità.
Cagle, che oltre come fumettista lavora
anche concept artist, caratterizza il design di Dawnrunner in modo
molto originale, arti lunghi con gambe slanciate eproporzioni strane
che danno pienamente l'idea di qualcosa completamente nuovo, un
prototipo con prestazioni fuori dal comune. Sinceramente non saprei
dire se mi piace oppure no ma è proprio questo il suo punto di
forza, è un mecha unico nell'aspetto.
Ci sono molti riferimenti evidenti a
“Pacific Rim” ed “Evangelion”, mostri che arrivano da
un'altra dimensione attraverso un portale spazio-temporale e robot
comandati tramite connessione neurale, Anita è immersa in una vasca
e collegata mentalmente al computer, ma sarebbe ingiusto ridurre il
fumetto a queste semplici similitudini. Il centro della storia è il
rapporto profondo ed introspettivo che si forma fra la protagonista e
la coscienza con cui dialoga ed il profondo legame che si crea fra
loro, questo purtroppo lascia altri aspetti molto interessanti
dell'ambientazione sullo sfondo, uno su tutti il fatto che la guerra
con i Tezta viene gestita da multinazionali in competizione fra loro
per vendere o noleggiare tecnologie sviluppate per gli Iron King alle
concorrenti e che dopo un secolo quei combattimenti vengono
presentati, e vissuti, come un gioco, uno spettacolo dove i piloti
sono celebrità al pari di campioni sportivi con tanto di classifica
con punteggi e popolarità. Mi sarebbe piaciuto che fosse stato dato
più spazio a questi temi, anche il finale onestamente mi ha lasciato
un po' interdetto. Come se mancasse qualcosa.
Chissà, magari la Dark Horse ha l'intenzione di creare un universo espanso ed approfondire questo mondo.




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