mercoledì 10 giugno 2026

Dawnrunner

 


Ho sempre sentito parlare molto bene della qualità del lavoro di Ram V ma non mi ero ancora procurato niente fino a quando in libreria mi è capitato fra le mani questo volume che raccoglie la miniserie di cinque numeri, realizzata insieme all'illustratore Evan Cagle ed originariamente pubblicato dalla Dark

Horse.
In un lontano futuro la Terra è impegnata in un conflitto contro i Tetza, gigantesche creature che arrivano tramite un misterioso portale aperto in Guatemala un secolo prima, per limitarne gli spostamenti viene costruito un Muro per tenerli all'interno e combatterli con robot giganti chiamati Iron King, costruiti da multinazionali. Anita Marr è la pilota più famosa e viene scelta per pilotare il nuovo prototipo Dawnrunner, quando si connette al sistema viene investita dalle immagini di una vita precedente, un uomo che cerca i propri figli dopo uno dei primi attacchi dei Tetza e rimane così colpita da questa esperienza al punto che cercherà di connettersi di nuovo con quella coscienza arrivando a conversarci sentendo verso di lui una profonda affinità.
Cagle, che oltre come fumettista lavora anche concept artist, caratterizza il design di Dawnrunner in modo molto originale, arti lunghi con gambe slanciate e
proporzioni strane che danno pienamente l'idea di qualcosa completamente nuovo, un prototipo con prestazioni fuori dal comune. Sinceramente non saprei dire se mi piace oppure no ma è proprio questo il suo punto di forza, è un mecha unico nell'aspetto.
Ci sono molti riferimenti evidenti a “Pacific Rim” ed “Evangelion”, mostri che arrivano da un'altra dimensione attraverso un portale spazio-temporale e robot comandati tramite connessione neurale, Anita è immersa in una vasca e collegata mentalmente al computer, ma sarebbe ingiusto ridurre il fumetto a queste semplici similitudini. Il centro della storia è il rapporto profondo ed introspettivo che si forma fra la protagonista e la coscienza con cui dialoga ed il profondo legame che si crea fra loro, questo purtroppo lascia altri aspetti molto interessanti dell'ambientazione sullo sfondo, uno su tutti il fatto che la guerra con i Tezta viene gestita da multinazionali in competizione fra loro per vendere o noleggiare tecnologie sviluppate per gli Iron King alle concorrenti e che dopo un secolo quei combattimenti vengono presentati, e vissuti, come un gioco, uno spettacolo dove i piloti sono celebrità al pari di campioni sportivi con tanto di classifica con punteggi e popolarità. Mi sarebbe piaciuto che fosse stato dato più spazio a questi temi, anche il finale onestamente mi ha lasciato un po' interdetto. Come se mancasse qualcosa.

Chissà, magari la Dark Horse ha l'intenzione di creare un universo espanso ed approfondire questo mondo.

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